Un dialogo senza ideologie

In una recente catechesi del mercoledì, papa Francesco ha affermato due cose: la Chiesa non è un mercato, la Chiesa non è un partito. Per la prima affermazione ci vengono in mente le immagini di Gesù che scaccia i commercianti dal Tempio. Eppure, qui Francesco non intende tanto scacciare i commercianti quanto non pensare la Chiesa come mercato, con le logiche di produttività, profitto, concorrenza.

(Foto Vatican Media/SIR)

In una recente catechesi del mercoledì, papa Francesco ha affermato due cose: la Chiesa non è un mercato, la Chiesa non è un partito. Per la prima affermazione ci vengono in mente le immagini di Gesù che scaccia i commercianti dal Tempio. Eppure, qui Francesco non intende tanto scacciare i commercianti quanto non pensare la Chiesa come mercato, con le logiche di produttività, profitto, concorrenza. Lo studio delle strategie per una maggiore efficienza, per una più incisiva presenza, sono caratteristiche presenti nelle nostre azioni pastorali. L’altro aspetto, quello del partito politico, lo indica nelle discussioni fra maggioranza e minoranza. La denuncia del Papa si riferisce alla mancanza di sinodalità, all’esclusione di chi è minoranza, di chi è perdente nel confronto “politico”. Non deve dominare la ricerca dell’efficienza per sé stessa ma la fedeltà al Vangelo. Cosa succede nella Chiesa se non è sinodale? I pensieri e le opinioni discordanti portano ad esclusione e allontanamento dei loro autori? Nella sinodalità, che è opera dello Spirito di Dio, si dovrebbe dare spazio all’ascolto e al dialogo anche nella discordanza, riconoscendo dignità a tutti i fratelli. Certo non si può continuare all’infinito. Oc- corre anche andare alla decisione, ma mai interrompendo il dialogo e, soprattutto, rompendo la comunione. Questa è una delle coordinate della vita della Chiesa che sono il Vangelo, l’eucarestia, la comunione, la preghiera. Escludere alcuni fratelli per rendere più rapido ed ef cace un cammino, rompe la comunione e non è davvero efficace: non porterà frutto, non così tanto quanto ne potrebbe portare. Ma l’affermazione di Francesco ha un significato anche sulle accuse fatte a lui, come ad altri papi in passato. La Chiesa non è un partito, il suo orientamento è dato dal Vangelo di Gesù Cristo. È diventato comune pensare che le offerte pecuniarie dei potenti, o le pressioni politiche, possano condizionare gli interventi della gerarchia. Abbiamo visto qualche tentativo al riguardo. Eppure, si fanno letture ideologiche delle azioni pastorali. È una lettura miope, dovuta a cecità volontaria, alla negazione del Vangelo. La scelta dei poveri è di “sinistra”? La pace è di sinistra? La difesa della vita è di destra? Quella della libertà di coscienza è di destra? La dottrina sociale della Chiesa, che contiene tutte queste, dove si pone? Si mettono etichette su parole, concetti e problemi sui quali non ci si vuole confrontare. Un dialogo libero da ideologie potrebbe dare respiro anche all’intera società e alle sue strutture di partecipazione. Soprattutto, lascerebbe libera la Chiesa da ogni tentazione di cesaropapismo.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì)

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