Papa Francesco e la “mossa del cavallo”

Nel gioco degli scacchi, come ben sanno gli appassionati, uno dei pezzi più spiazzanti è il cavallo che, saltando tra pedoni, torri e alfieri, si muove secondo uno schema a “L”, spesso non così facile da prevedere. Iacopo Scaramuzzi su “Jesus” ha associato alcune scelte del pontificato di papa Francesco a questa mossa scacchistica, proprio per il loro carattere spiazzante e imprevedibile. A ben pensare, in questi giorni papa Francesco ha reso pubbliche nuove decisioni, che per certi aspetti richiamano la “mossa del cavallo” e manifestano una vivacità e creatività sorprendenti.

(Foto Vatican Media/SIR)

Nel gioco degli scacchi, come ben sanno gli appassionati, uno dei pezzi più spiazzanti è il cavallo che, saltando tra pedoni, torri e alfieri, si muove secondo uno schema a “L”, spesso non così facile da prevedere. Iacopo Scaramuzzi su “Jesus” ha associato alcune scelte del pontificato di papa Francesco a questa mossa scacchistica, proprio per il loro carattere spiazzante e imprevedibile. A ben pensare, in questi giorni papa Francesco ha reso pubbliche nuove decisioni, che per certi aspetti richiamano la “mossa del cavallo” e manifestano una vivacità e creatività sorprendenti.

Mi riferisco innanzi tutto alla decisione di recarsi in preghiera alla statua della Madonna, in piazza di Spagna, la mattina del giorno dell’Immacolata. In precedenza, era stato annunciato ufficialmente dalla Sala stampa vaticana che non ci sarebbe andato per non creare assembramenti e per rispetto delle norme sanitarie. Così il Papa ci è andato da solo, si è fermato in silenzio qualche minuto, ha deposto un mazzo di fiori in onore di Maria e poi è proseguito per Santa Maria Maggiore dove ha celebrato la messa. Un altro piccolo episodio della giornata dell’Immacolata: rientrando in Vaticano, si è fermato dinanzi ad una pattuglia di militari impegnati nell’operazione “Strade sicure”, li ha salutati uno ad uno ed ha regalato loro una scatola di biscotti, anche in questo caso suscitando grande stupore.

Venendo a decisioni di portata mondiale, nei giorni scorsi è stata accolto con grande gioia ma anche con grande sorpresa l’annuncio della visita apostolica in Iraq dal 5 all’8 marzo 2021. Papa Francesco, condizioni sanitarie permettendo, andrà sui luoghi da dove Abramo partì alla volta della Terra promessa, per incoraggiare le sempre più esigue comunità cristiane del Medio Oriente e, molto probabilmente, per gettare nuovi ponti di dialogo con i referenti del mondo islamico. Un viaggio che, non solo per il Covid, non sarà per nulla facile e che esige quel coraggio non comune, di cui papa Francesco ha dato prova in più occasioni. Ricordiamo tutti la sua decisione di aprire la Porta santa dell’anno giubilare della misericordia, nel 2015, nella cattedrale di Banguì, in Repubblica Centrafricana…

Sempre nel giorno dell’Immacolata – e vengo a quella che potrebbe essere considerata una terza decisione sorprendente – è stato indetto ufficialmente l’Anno giubilare di san Giuseppe, a 150 anni dalla sua proclamazione a “Protettore della Chiesa”. Molto bella è la lettera apostolica “Patris corde” (“Con cuore di padre”), con cui papa Francesco spiega il significato di questa decisione e, al contempo, attraverso sette “definizioni” rilegge in maniera molto efficace ed attualizzante la figura di san Giuseppe. Molto suggestiva l’ultima di queste sette declinazioni del ruolo di San Giuseppe, definito “padre nell’ombra”: «Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste… e ombra che segue il Figlio».

Tre mosse sorprendenti, quelle di papa Francesco, al modo della mossa del cavallo. Che provocano tutti – i credenti, innanzi tutto, ma non solo loro – ad avere un po’ più di creatività, di spirito di iniziativa e di coraggio.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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