Attesa

Siamo in attesa che tutto questo finisca, in attesa di poter tornare a vedere una persona cara. Attendiamo per quell’abbraccio che sarà bellissimo, attendiamo di poter rivedere un sorriso non soltanto negli occhi che si aprono e diventano lucidi, ma un sorriso oltre quella mascherina che non sopportiamo più. Attendiamo il vaccino che ci aiuti a difenderci da questo maledetto Covid.

foto SIR/Marco Calvarese

Siamo in attesa che tutto questo finisca, in attesa di poter tornare a vedere una persona cara. Attendiamo per quell’abbraccio che sarà bellissimo, attendiamo di poter rivedere un sorriso non soltanto negli occhi che si aprono e diventano lucidi, ma un sorriso oltre quella mascherina che non sopportiamo più. Attendiamo il vaccino che ci aiuti a difenderci da questo maledetto Covid. E c’è qualcuno che attende che questo anno sia solo un anno al passato, nella speranza – forse illusione – che il 2021 sia quello del ritorno alla normalità. E c’è chi spera pure che non ci sia un ritorno alla normalità così come la intendevamo, ma che tutto questo ci porti ad un livello di coscienza più alto di ciò che stiamo facendo (e di ciò che dovremmo fare). Per vivere meglio, per rispettare di più la vita che abbiamo capito, forse solo intuito essere preziosissima.
Ma c’è chi se ne dimenticherà non appena il Covid non sarà più argomento da prima pagina.
Siamo tutti in attesa di qualcosa. Siamo tutti in attesa di qualcuno. E per chi crede questo è il periodo dell’attesa più importante. Attendiamo Qualcuno che ci viene a dire che tutto ha un senso, e che ne vale la pena. Attendiamo una Buona Notizia. Ma c’è una grande differenza nell’attesa e nel semplice “aspettare”. Anche se ci stiamo tristemente abituando a stare chiusi in casa, l’attesa non è un qualcosa che si fa stando seduti su una poltrona, attesa è un movimento, una tensione positiva, un prepararsi a qualcosa che arriva, non semplicemente un stare ad aspettare che passi il tempo. È qualcosa che ha a che fare con i desideri, con i sogni da realizzare piuttosto che con il semplice aspettare che qualcosa cambi senza che noi ci si metta in moto. L’attesa è qualcosa che ci interpella, ci chiede di partecipare. Mi ha colpito un calendario che sta iniziando ad essere distribuito in questi giorni dalla banca fossanese. Gli scatti sono di un fotografo artista che ha voluto guardare la città da un punto di vista diverso, alzando lo sguardo. Tra cielo e nuvole. Perché ci sono pure le nuvole, non possiamo negarlo. Alzare lo sguardo. Lì dentro c’è l’attesa di qualcosa di buono per l’anno che verrà. Ma c’è anche il nostro impegno. Ogni tanto quando si guarda in alto si è quasi presi da un senso di stordimento, di vertigine. Bisogna avere i piedi ben piantati a terra per guardare in alto. Così è anche la speranza, che si fonda su basi solide, non è superstizione. Il periodo che stiamo vivendo ci chiede di essere molto “pratici”, seguire le regole, avere i piedi piantati a terra (e spesso piantati sul pavimento delle nostre case) ma ci invita anche a guardare in alto. E metterci in movimento. È così oggi, lo è sempre stato. Duemila anni fa, se i Magi non avessero alzato lo sguardo, non si sarebbero accorti di quello che stava succedendo.

(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)

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