Domenica 17 dicembre – III di Avvento

Tutta la Liturgia oggi è in rosa … perché la Luce del Natale si avvicina e noi passiamo dall’oscurità della notte senza Dio alla luce che “illumina ogni uomo”! Senza gioia non esiste vita, la gioia è’ essenziale per la vita cristiana. Non si può essere credibili senza gioia… Una sola tristezza ci può essere concessa diceva Leon Bloy: “quella di non essere Santi! Il Cammino del Natale è un cammino di gioia e di santità che nasce dal cuore di chi impara ad esultare e a pregare come fa Maria nel Magnificat: “l’anima mia Magnifica il Signore e il Mio Spirito esulta in Dio mio Salvatore”. La lode e la gioia vengono da un cuore umile, da chi sa riconoscere la propria nullità e piccolezza davanti alla grandezza e maestà di Dio. San Giovanni nel Vangelo di questa domenica sa riconoscere che il Messia, ovvero Gesù di Nazareth, è più grande e lui non si sente degno neanche di chinarsi. In questa umiltà si svela la grandezza del Natale: diventare piccoli per essere grandi nel Signore. Il Natale viene ad abbattere tutte le pretese assurde dell’uomo che crede di essere un super eroe, megalomane, il solo ad avere il potere di comandare e sfruttare la terra. Nel Natale siamo chiamati a scendere in basso. Scendiamo nel fienile della povertà per arricchirci di essenzialità: l’amore di Dio e del prossimo. Chi riscopre l’essenzialità del Natale ritrova sé stesso e la propria gioia e non cade nella depressione. Vogliamo imparare dal Natale a cantare la vita, quella vita che si fa storia e profezia, mistero di amore da contemplare nel frammento di un gesto e di un momento. Impariamo dal Natale a vivere nello Spirito del Signore che ci chiama e ci manda a testimoniare, a proclamare l’anno di grazia del Signore. In questa domenica non c’è spazio per la tristezza e la lamentela. È vero, siamo molto tristi in questo tempo di guerre e di confusione che certo non risparmiano neanche le nostre comunità nelle quali, a volte, si vive in un clima di scetticismo e di incertezza. Alziamo il capo e contiamo le stelle, la nostra salvezza si fa vicina … il Dio lontano si fa uno di noi per abitare in ciascuno di noi. Agostino ce lo ricorda: ti cercavo fuori mentre eri dentro di me…. Non cerchiamo altrove allora ma impariamo a guardare le “mirabilia Dei” di ciò che siamo. L’uomo e la donna sono belli per ciò che sono e non per ciò che hanno. Gaudete vuol dire non sognare ad occhi chiusi, o credere nelle fiabe come i bambini, ma sperimentare la bellezza di un sorriso e di un abbraccio, una consolazione umana che ha il calore dell’abbraccio di Cristo. Non siamo nella notte, la notte è avanzata, giunge il giorno andiamogli incontro con la fiaccola della fede e della speranza. La gioia diventerà allora espressione di una Presenza vera e visibile, che traspare dagli occhi e dal cuore di chi non smette di credere. Coraggio, sentiamoci amati per amare, perdonati per perdonare … solo così quella candela rosa diventerà piena di Luce e ci ricorderà che il Natale è proprio vicino